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No.
Non si tratta di quel Rumi.
Del Rumi che da oltre 1000 anni crea citazioni per Facebook.

Rumi era un gatto che qualcuno aveva abbandonato davanti casa mia e che la mia ex fidanzata, Giusy, iniziò a coccolare e che poi è rimasto a casa con noi.
Rumi era un gatto che mi ha insegnato molto riguardo la vita, riguardo la bellezza e la crudezza delle emozioni.
Rumi è stato il miglior amico che io abbia mai avuto ed ora è morto ed io ho sto ancora elaborando la cosa.
Questa serie di articoli sono per te, che ti chiedi quale sia il senso della morte, se sia possibile superare la tragedia del vedere una creatura che ami soffrire e poi morire senza che tu possa fare nulla.
E sono per me.
Perché nell’universo esiste solo la Vita e noi dobbiamo ricordarcene sempre.

Foto di Rumi sulla spalla di Andrea

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– Intro –

Nella Stanza del Filo Rosso c’è adesso un gatto nero…

Parlo spesso di questa Stanza, uno dei luoghi più importanti del mio Palazzo della Memoria.
Si tratta del luogo della mia mente in cui sono conservate le Informazioni importanti per la mia crescita, le Lezioni che la vita mi ha insegnato e che scelgo di trasformare in ricordi artificiali che rendano più facile l’acquisizione di nuove abitudini e mi diano il controllo sulla mia Percezione della Realtà.

In questa stanza ci sono poi 2 Andrea.
Uno rappresenta ciò che sono ora.
L’Altro è Andrea tra 10 anni, a cui chiedo consiglio su come mi comporterei nelle situazioni che sto vivendo se potessi essere lui, che sta in pace, è rilassato.
Questo mi aiuta a non reagire in modo coerente al mio istinto (che nasce dal passato) ma ad essere coerente con chi voglio essere (la versione migliore di me stesso).

Disegno di un divano in pelle marrone

Nel momento in cui Rumi è morto, è entrato immediatamente in questa Stanza.
Gironzola libero nei corridoi della mia memoria e quando voglio rivederlo lo vedo lì, accanto a me sul divano in pelle su cui mi percepisco seduto.
Rumi mi sale tra le ginocchia, sono seduto nella posizione del loto, e si addormenta al sicuro, mentre lo accarezzo, perché sa che lo amo.
Poi alza i suoi occhietti e mi guarda ed io so che lui ama me.
Questa scena è accaduta davvero, nel mio studio a Cassino, dopo la sessione con un cliente.
Rumi si metteva sempre nello studio con me e andava via solamente quando i clienti avevano finito.
Ma quel giorno invece, nonostante il cliente si fosse alzato e avesse iniziato ad uscire, Rumi rimase sulle mie ginocchia.
Abbassai il mio sguardo, lui alzò il suo.
E ci guardammo per qualche secondo.
È stata una delle conversazioni più belle che io abbia mai avuto.

“Cercare di essere felici genera attaccamento, perché vuoi che ciò che ti rende felice non sparisca mai.
Ma nulla dura per sempre.
La Morte non è qualcosa di evitabile.
È sicura.
Arriverà.
Sta già arrivando per te.
Perché qualcuno che conosci o una situazione che vivi o un oggetto che hai prima o poi incontrerà la sua Fine, nella Forma che stai sperimentando ora.
Dovrai farci i conti, non puoi evitarlo.”.

Il Digital Sangha

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Emozioni, Malattia, Morte

La mia vita non è stata semplice.
Chi mi conosce da vicino lo sa perché sono un libro aperto e penso che l’intimità non sia legata al racconto degli episodi che si è vissuto, quanto alle emozioni che hanno suscitato.
Non ho problemi dunque a raccontare del rapporto bizzarro avuto con mio padre prima e con il mio patrigno dopo.
Dei numerosi lutti che hanno segnato la mia vita sin da quando avevo 5 anni.
Degli abbandoni, del bullismo, di maestre che oggi andrebbero in galera ma all’epoca erano considerate professioniste, e tante altre cose.

Foto di pietre in equilibrio

Ciò che invece non racconto quasi a nessuno sono le Interpretazioni che sono nate da quegli Eventi, le Esperienze che ho creato e vissuto.
Ed ovviamente non lo farò qui, perché dobbiamo berne di alcol assieme prima di condividere anche i nostri cuori.
Se ti dico questo è per introdurre una delle cose che Rumi mi ha regalato.
Tutto ciò che ho vissuto mi ha portato ad avere una visione via via più pessimistica, rassegnata.
La vita era solo uno scherzo e la felicità non esisteva davvero, quindi non aveva senso provarci.
Quando però avevo 25 anni decisi che non potevo andare avanti così e feci una promessa a me stesso (che mi rendo conto, ora, mentre scrivo queste righe, essere stato il primo seme da cui è nata la Stanza del Filo Rosso): promisi che a 30 anni sarei stato una persona diversa.
Sarei stato felice.
E ci sono riuscito.

Il giorno dei miei 30 anni ero felice, realizzato, avevo un futuro come Architetto della Mente, una bellissima relazione in divenire.
La cosa che più di tutte mi aveva reso felice era l’aver imparato a manipolare le mie Emozioni al punto di riuscire a provare ciò che volevo provare, quasi a comando.

Una bellissima combinazione di Buddismo, Palazzo della Memoria, Neuroscienze e PNL che mi ha portato su un Sentiero che sto ancora seguendo e che puoi scoprire ascoltando questo Podcast riguardo la manipolazione della Percezione della Realtà.

Lo scotto da pagare per questo risultato era, ed è tutt’ora, il portare le persone che ti circondano a pensareche tu non abbia mai problemi o che non possa stare male.
Già, perché inizi ad avere la capacità di “non” soffrire per il dolore, perché sai come reagire in modo istintivo ad esso e raggiungere immediatamente la pace.
Inizi a non farti abbindolare dalla felicità perché sai che finirà e quindi torni immediatamente al respiro, per usare una terminologia della Mindfulness.

Insomma, per usare le parole di un mio cliente, “nella vita ci sono alti e bassi continui, e sono falsi entrambi. Sono come sirene per Ulisse, nel bene e nel male”.

Screen di una chat di telegram

Tutto questo, che sembra essere il Risultato da raggiungere per molti, porta dunque chi mi è vicino a pensare che io non provi emozioni.
Diverse volte mi è stato detto di essere più simile ad un robot, che ad un essere umano.
Di avere una pietra al posto del cuore.
Di essere una specie di mostro senza sentimenti.
Nel tempo questo pensiero si è insinuato dentro di me, come una goccia di un veleno lento, letale, che non aspettava altro che di distruggere tutto ciò che avevo nella mia mente e nella mia anima.
Il bello è che non me ne ero mai accorto finché non è arrivato Rumi.
Non avevo mai realizzato quanto io stesso avessi iniziato a chiedermi se forse tutte le mie “chiacchiere” sulla gestione delle emozioni, sul controllo dei pensieri e sulla costruzione della personalità… non fossero altro che chiacchiere, appunto.
Che forse le mie non erano competenze acquisite, ma solo i segni di una Persona rotta dai troppi colpi ricevuti e che sapeva vendersi bene.

Ma Rumi ha sciolto qualcosa dentro di me.
Questo è stato il suo più grande regalo.
Mi ha fatto sorridere più di qualunque altra cosa, mi ha fatto ridere, arrabbiare in modi che non hai idea quando ha fatto la pipì nel mio zaino perché non volevamo che uscisse.
Mi ha fatto emozionare quando mi saltava sulle spalle e se ne restava lì.
Mi ha fatto commuovere quando si infilava nel letto di mia madre e se ne restava lì, come il cucciolo che era.
Perché Rumi non ha vissuto molto.

Foto di Rumi che fa la linguaccia ad Andrea

 

Ha avuto una vita breve, piena di problemi, è morto mentre stringevo la sua zampetta e gli cantavo la sua canzone e lui cercava di muovere la coda ogni volta che sentiva il nome “Rumi”, fino alla fine.
È morto ed ha spalancato tutto ciò che avevo dentro ed ho capito che io non sono una macchina.
Ho una pietra al posto del cuore ma anche le pietre sono vive.
Rumi mi ha restituito quel senso delle emozioni e dei sentimenti che non mi ero accorto di aver smarrito, perché a 25 anni avevo promesso a me stesso che sarei stato felice.

Ma adesso so che è meglio stare in pace.

L’Elaborazione consapevole del Lutto

Stare in pace è qualcosa che si trova al di là delle Emozioni.
È qualcosa che non fa distinzione tra bene o male, non esiste dualità.
Per parafrasare Rumi, il Sufi che crea slogan per Facebook da oltre mille anni, “Oltre la Felicità e la Tristezza c’è un campo. Ti aspetterò lì”.

Cercare di essere felici genera attaccamento, perché vuoi che ciò che ti rende felice non sparisca mai.
Ma nulla dura per sempre.
La Morte non è qualcosa di evitabile.
È sicura.
Arriverà.
Sta già arrivando per te.
Perché qualcuno che conosci o una situazione che vivi o un oggetto che hai prima o poi incontrerà la sua Fine, nella Forma che stai sperimentando ora.
Dovrai farci i conti, non puoi evitarlo.

Ciò che mi ha sempre stupito delle persone è proprio la reazione alla morte.
Reagiamo sempre come se non ce lo aspettassimo.
Come se di base fossimo immortali e fosse solo un caso, la morte, come potrebbe essere vincere alla lotteria, trovare un portafogli pieno di soldi o riuscire a beccare una coincidenza perché il treno che dobbiamo prendere ha fatto tardi.

Eppure non si può non morire.
Tutti coloro che conosciamo moriranno.
Quindi tocca prepararsi.
Tocca addestrare la mente ed il cuore a questo.
È duro.
Questo discorso sembra fuori di testa, lo so.

Ma è necessario, perché per quanto “normale” e naturale sia la Morte, rimane a tutti gli effetti l’Evento più misterioso, personale, intimo e radicale che ci sia.
La Morte crea un Vuoto laddove c’era un Pieno.
E la paura del Vuoto è una delle Paure ancestrali dell’Essere umano.
Se non saprai riempire in modo Consapevole quel Vuoto, ci penserà la Vita a farlo per te e dovrai sperare di avere una botta di culo enorme, perché le cose vadano bene.

La prima cosa da fare dunque è accettarla.
Non importa quale sia il tuo credo religioso o spirituale, non importa che tu sia ateo, agnostico o quello che ti pare.
La Morte ha a che fare con le tue Emozioni.
Se hai un cervello devi imparare a conoscere come provi le tue emozioni, qual è la differenza tra emozioni e sentimenti.
Accettare l’idea che non esista una vera differenza tra Giusto e Sbagliato o Bene e Male.
Che le Emozioni sono solamente Segnali che ti mostrano l’Interpretazione di ciò che stai vivendo.

Foto di rumi sdraiato su un tappeto

Nel mio caso, quando è morto Rumi, l’Emozione più forte che ho provato è stata… tutte.
Ho provato gioia perché aveva smesso di soffrire.
Rabbia perché era morto.
Tristezza perché mi rimangono decenni da vivere in potenza e non ci sarà lui con me a conoscere i miei figli, a giocare con loro a seguirmi nei miei viaggi.
Delusione perché avevo cercato di curarlo in ogni modo.
Senso di colpa perché se gli avessi fatto un vaccino in più non avrebbe beccato la Leucemia e sarebbe vivo.
Ansia perché tornando a casa lo avrei cercato, lo avrei visto ovunque.
L’attaccamento al ricordo di Rumi, il non volerlo lasciar andare.
E la peggiore di tutte.
La Condizione che è stata ed è tutt’ora la mia compagna più fedele.

La Solitudine.
Il sentirmi di nuovo solo, come prima di incontrare Rumi.
Il senso di Vuoto ha risuonato in un modo che non mi aspettavo.
È stato come tornare ad incontrare gli amici del liceo e scoprire che sei l’unico che non è cambiato.
Tornare nei luoghi della tua infanzia e renderti conto che pur girando il mondo, si torna sempre al punto di partenza.
Per questo smaltita la botta iniziale ho fatto ciò che mi fa sembrare una macchina senza emozioni.
Mi sono posto l’unica domanda che bisognerebbe porsi quando si sta male.

Adesso io sto male.
Ma come voglio stare davvero?

La risposta è che io volevo stare bene.
Ed è per questo che ho iniziato ad elaborare il mio lutto in modo attivo, conscio, come una battaglia a scacchi con il mio cervello.
Queste battaglie, queste azioni, saranno il contenuto di questa serie di articoli, che usciranno uno a settimana, il cui tema centrale è l’elaborazione del lutto e la costruzione di una relazione sana e consapevole con le proprie emozioni.
Perché io sono l’Architetto della Mente e Rumi è stata la creatura che mi ha insegnato l’importanza di prendersi cura di ciò che ami.
Ed io amo me stesso, quindi devo prendermi cura di me.
Spero riesca a capire anche tu quanto questo sia importante per te.

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