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Cammino come uno zombie per casa.
Piango, respiro a fatica. Sul petto sento un peso che sembra non poter essere misurato con gli strumenti e i calcoli che useremmo per gli oggetti o le persone.
Questo peso è quello che potrebbero avere le Galassie o le Costellazioni, oggetti così grandi che a noi appaiono immobili, eterni, che vivono davanti i nostri occhi ben oltre la loro morte.
È questo che sento ora.
Che la morte di Rumi è qualcosa che va oltre il senso della mia Interpretazione.
La morte di Rumi è una Blasfemia.
Ha una dimensione che è più grande di me.
Qualcosa che sopravvivrà a me perché mi segnerà a tal punto che non dimenticherò mai questo dolore e lo trasmetterò alle persone che incontrerò e lo tramanderò ai miei figli che avranno per padre un uomo che non avrà accettato il dolore della morte e insegnerà loro a non farlo.
Piango.

Foto di Rumi sulle spalle di Andrea

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– Intro –

Il Pianto: la fase della Tristezza

Quando ho capito che Rumi non sarebbe sopravvissuto e che l’unica cosa da fare era ricorrere all’eutanasia, ho Respirato e accettato.
Ho chiamato mia madre, sono andato a prenderla, ho assistito Rumi fino alla fine, il veterinario gentilissimo, professionale, umano.
Poi il vuoto.
Che si è riempito immediatamente di lacrime e una tristezza sconfinata.

Siamo tornati a casa e mi sono lasciato andare.
Una cascata violenta, inarrestabile.
Una diga distrutta.
Mia madre si avvicina e cerca di rincuorarmi.
“Dai, riprenditi, non stare così”, mi dice, tra le lacrime anche lei.
Ma è questo l’errore che facciamo tutti.
Pensare che stare male sia un problema.

Piangere è un atto normale, necessario.
Perché essere tristi non significa essere sbagliati.
La Tristezza non è una malattia, è un segnale che ti avverte che la Realtà che ti circonda non è proprio il massimo, quindi forse è il caso di fare qualcosa per cambiarla, questa situazione.
Ma come si cambia la Morte?

Beh, non si può.
Allora l’unica cosa da fare è aspettare che l’Emozione perda la sua potenza, quella che ti fa pensare che ormai la vita non potrà che andare così, che il mondo è diventato un posto oscuro.
Così, davanti al suggerimento di mia madre le ho semplicemente risposto “Fammi stare male in santa pace”.
E ho continuato a stare male per tutto il cazzo di tempo che mi è servito.

“Se ho imparato una cosa nella vita è che il Tempo è un concetto molto relativo e che ciò che conta di un Evento non è la sua durata temporale, ma l’Energia che esso richiede per essere vissuto.”

Il Digital Sangha

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Quanto dura un’Emozione?

Foto di Rumi seduto su una sedia

Paul Ekmann, uno dei massimi studiosi delle Emozioni e del loro rapporto con il corpo, sostiene che durino 2 secondi e che tutto il resto sia solo sovrastruttura, il bisogno del cervello di essere coerente con ciò che si è provato e con l’immagine che abbiamo di noi stessi.
Onestamente non so dire se ciò che ho provato in quel momento sia durato 2 secondi o 2 ore e neanche mi importa.

Se ho imparato una cosa nella vita è che il Tempo è un concetto molto relativo e che ciò che conta di un Evento non è la sua durata temporale, ma l’Energia che esso richiede per essere vissuto.

Il punto però è che come ogni cosa di questo Universo, anche le Emozioni finiscono.
Possono andare avanti solo se le sosteniamo attraverso le nostre azioni, le nostre parole, i nostri pensieri.
Quando sei triste parli di ciò che ti rende triste ad esempio.
Ed è quel racconto a prolungare ciò che senti.
Significa forse che non dovresti sfogarti mai e tenerti tutto dentro?
No, è il contrario.
Con i miei clienti insisto moltissimo sull’immergersi in ciò che si prova e sul fare molto attenzione a “come” racconteranno un Evento che hanno sperimentato o un’Esperienza che hanno vissuto.
Ma devi imparare anche a raccontarlo non solo per ripeterlo.
Devi raccontare ciò che è successo per trasformarlo nella tua Memoria.

Il tutto parte da una semplice considerazione: l’Emozione che provi filtra la Realtà che percepisci ed influenza le decisioni che prendi.
L’errore che facciamo è dunque sottovalutare questo aspetto, pensare di avere controllo o che esistano emozioni positive e negative.
Niente di più sbagliato.

Qualunque sia l’Emozione che provi, che sia Felicità o Tristezza, ti porterà ad osservare solo una “parte” della Realtà e nascondere tutte le altre.

Se stai male allora fermati.
Accettalo.
Va bene così.
È normale.
Non ti conosco, stai leggendo questo articolo ed io non so chi tu sia, non conosco la tua vita.
Non ho bisogno di sapere nulla della tua vita perché solo tu puoi sapere cosa hai vissuto e provato e le Interpretazioni che hai dato degli Eventi.
Ma se stai male per qualcosa… fermati.
E ricordati che stare male non è un problema.
Significa che ciò che stai vivendo non ti piace.
Ed è quel qualcosa di specifico che va cambiato.
Attraverso soprattutto il racconto che ne fai.

Foto di rumi accoccolato su una sedia

“Cosa bisogna fare quando si è tristi?”

Foto di Rumi accanto ad un microfonodo per i podcast

Una volta un cliente mi fece questa domanda ed io gli mandai il video del trenino di capodanno dicendolo di ascoltare quando fosse stato triste e di vedere per quanto tempo sarebbe riuscito a rimanere “serio”.

Non ci riuscì per molto, in effetti, quando capitò e da allora lo fece spesso, costruendo una vera e propria playlist trash da usare quando stava male.

Ma questo non risolve il problema.
Proprio per il problema non è l’Emozione che si prova.
Il problema è ciò che causa l’Emozione.

Nel mio caso, smaltita la potenza della Tristezza, decisi che non potevo salvare Rumi.
Ma almeno potevo rendergli omaggio. 

Decisi che lo avrei seppellito in un luogo che io ritenessi davvero casa e insieme a lui avrei piantato una pianta.
Così dopo aver mandato un messaggio a tutte le persone che in quei giorni mi sono stati vicini andai con una mia amica, Francesca, presso un vivaio fuori Cassino.

Spiegai la situazione ed il signore con cui parlai mi propose una Susina, perché avrebbe retto bene le temperature del luogo da me scelto.
Non ero convinto, ma decisi di accettare. 

Eppure.
Quando stavo andando a pagare qualcosa scattò in me.
Un pensiero si fece largo tra tutti.

“Ciò che hai provato per Rumi quando era vivo, ciò che hai provato ora che è morto è importante.
Che la tua Scelta sia altrettanto importante.”

Tornai indietro, dissi al signore che mi dispiaceva ma avevo cambiato idea.
Non era ciò che cercavo.

La mia mente era settata su ciò che volevo raggiungere, non su ciò che mi circondava.
Per uscire dalla Tristezza è dunque necessario chiedersi come si vuole stare, quale Realtà si vuole raggiungere e agire per arrivarci.
Così andammo in un altro vivaio e trovammo l’esatta pianta che immaginavo, persino più bella.

Un Ulivo dalla bizzarra forma a spirale, che mi ha fatto pensare a quando trovavo Rumi tutto accoccolato sulla sua sedia in studio.

Dunque non prendere mai decisioni quando sei Triste.
Aspetta che l’Emozione passi.
Respira.
Chiediti solo cosa devi fare per raggiungere la situazione ideale che immagini.

Puoi farlo.

Cosa ti rende triste ora?

Foto di Andrea e Rumi sdraiati sul divano

“Come un’improvvisa alluvione può spazzar via un villaggio addormentato,
così può la mente distruggere quelli che cercano solo i fiori casuali dei piacedi dei senti.”

Il Buddha

Non ti conosco.
Non so chi sei.
Ma so che le mie parole posso influenzare chi le legge.

Pensa ad una situazione che ti rende triste.
Che sia qualcosa che stai vivendo ora, o qualcosa che va avanti da tempo non importa.
Pensa però che un gattino bellissimo che tu non hai mai conosciuto ha dato abbastanza amore ad un uomo che non conosci perché tu potessi essere Qui, Adesso e porti l’unica domanda che conta.

“Se potessi cambiare una sola cosa di questa situazione, che potesse farmi percepire la vita in modo diverso… quale sarebbe?”

E poi, trasforma la risposta in un’Azione 🙂

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E se ti va di venire in montagna con me, scrivimi 🙂

 

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