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C’è un piccolo tavolo in legno all’interno della Stanza del Filo Rosso del mio Palazzo della Memoria.
È la Stanza Mentale che utilizzo per intervenire sulla mia Personalità e dove inserisco tutte le lezioni che imparo dalla vita.
Ad esempio il legno del tavolo arriva dal Pinus Contorta, un albero partcolare che per diffondere i suoi semi e rinascere deve prima bruciare. Il suo nome deriva poi dal fatto che qualunque ostacolo incontri durante la crescita, preferisce piegarsi e contorcersi piuttosto che fermarsi.

 

Foto di un Pinus Contorta

È una lezione che ho messo in pratica negli ultimi mesi, perché il mio lavoro non stava andando bene e mi sentivo costantemente con l’acqua alla gola.

Così ho deciso di fare come il Pinus Contorta.
Ho deciso di bruciare tutto ciò che stavo facendo per rinascere.
E adesso c’è un nuovo simbolo all’interno del mio Palazzo della Memoria, proprio sopra il tavolino di legno, sempre davanti i miei occhi.
Una pigna, da cui ho imparato 10 lezioni molto importanti.

 

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– Intro –

Lo Zen e l’Arte di sbucciare pinoli

Foto di Cefalù

Sabato mattina.
È da quasi un mese che sono a Cefalù dalla mia ragazza.

Avevo bisogno di staccare da tutto e ricaricare le batterie, decidere cosa fare del mio lavoro e soprattutto del mio futuro.
È il motivo per cui è passato così tanto tempo dall’ultimo articolo presente in questo blog.

Stare qui mi ha permesso di rilassarmi tantissimo, stare lontano dai social mi ha aiutato a limitare il contatto con Informazioni non necessario e stare in un posto bello quanto Cefalù mi ha ricordato, ogni giorno, che nella vita deve esserci più del lavoro, del successo.

E poi un sabato mattina qualunque Nonna Teresa mi ha chiesto di sbucciare i pinoli per il pranzo.

Mi ha messo un martello in mano, dato una pietra da usare come base per rompere i gusci e una sedia ed un tavolo dove lavorare.
Come sempre, se sai ascoltare, la Realtà è la più grande insegnante che ci sia e anche l’attività più semplice e banale può portarti a sviluppare Consapevolezza.
Nel mio caso, mi ha permesso di imparare (o forse ricordare?) 10 lezioni da applicare nella vita e nel lavoro.

1) Prepara la base

Foto di Andrea che regge un pinolo

All’inizio avevo semplicemente appoggiato la pietra sul tavolo ed iniziato a martellare, senza preoccuparmi molto.
Voglio dire, hai un guscio da rompere ed un martello per farlo.
Non è mica astrofisica.
Eppure.

“No, Andrea”, mi dice Teresa sorridendo.
Metti la pietra sull’angolo, sopra la gamba del tavolo”.
L’ho fatto ed improvvisamente ho realizzato che la base più solida della gamba del tavolo impediva all’energia della martellata di disperdersi oltre la pietra.
Una differenza da poco, eppure decisiva, che mi ha permesso di usare meno energia per singola martellata, rendendo più efficace il mio lavoro.

È ciò che nel Kaizen si chiama “eliminazione dei Muda (errore)”, ovvero individuare tutte le singole azioni o elementi specifici che rendono il tuo lavoro meno efficiente.
Spesso ci buttiamo a capofitto nel lavoro concentrandoci sul Risultato da raggiungere, dimenticando che la qualità di un Sistema dipende dalla qualità di ciascuna delle singole parti. 

Ho realizzato che uno degli errori che ho ripetuto di più, negli anni, è stato il non costruire una base solida su cui poggiare il mio lavoro.
Mi sono buttato su tutti i social e su tutte le competenze specifiche che potessero portarmi Risultati, come se la mia volontà di vincere bastasse.
Invece adesso sto lavorando con più precisione sulla costruzione di una base di lavoro più solida.

  • Ho ridisegnato il mio sito per renderlo più godibile, semplice e la cui manutenzione occupi meno tempo.
  • Ho sistemato il mio curriculum e reso più chiaro cosa voglio fare, oltre che ciò che posso fare.
  • Ho scelto su quali social concentrarmi e su che tipo di comunicazione usare.

Una volta costruita una base su cui edificare, diventa possibile concentrarsi sulla qualità delle singole azioni che dobbiamo usare.

1.1) Che cos’è il Kaizen?

Si tratta di una filofia di Business giapponese, il cui scopo è migliorare i processi di produzione di un’azienda attraverso una serie di passaggi precisi.
Questi passaggi sono:

  1.  l’applicazione delle 5 S (Seiri, Seiton, Seiso, Seiketsu, Shitsuke)
  2. L’eliminazione dei Mudra (Errori) che influenzano la qualità di un processo.
  3. Standardizzare e migliorare

Pur essendo una filosofia nata nel mondo del Business i suoi principi possono essere applicati anche nella vita di tutti i giorni ed è qualcosa che sfrutto moltissimo nello sviluppo della mia Disciplina personale e nel miglioramento dei miei comportamenti.

 

2) Individua il movimento corretto: minimo sforzo, massimo risultato

Come dicevo, se devi rompere dei gusci ed hai un martello sembra esserci una sola cosa da fare.
Ma è davvero così?

Decidendo di concentrarmi su cosa stavo facendo ho iniziato a notare una cosa: alcuni gusci si rompevano subito, altri invece no.
“Perché succedeva?”, mi sono chiesto.
Ho quindi iniziato a cercare i punti in comune tra i gusci che si rompevano subito e quelli che richiedevano più colpi.
Sai cosa ho scoperto?

Che tutti i gusci avevano la stessa forma, come fossero piccole balene, e che per spaccare subito i gusci avrei dovuto colpire in corrispondenza della gobba (lo so, è un’immagine un po cruda, mi dispiace!).
Ho iniziato a farlo ed ho ottenuto esattamente ciò che volevo: un colpo, un guscio rotto.
Questo è un principio che ho spesso dimenticato, nella vita come nel lavoro.

Non basta volere qualcosa, per ottenerlo.
Non basta volere il successo per raggiungerlo.
Non basta voler amare qualcuno, per starci bene assieme.

Foto di una balena

La Volontà è infatti solo il primo step.
Poi occorre costruire o individuare i Processi ed il set di comportamenti più adatti per trasformare un’idea in un progetto ed il progetto in Realtà.

È ciò che si ottiene nel Kaizen grazie all’applicazione del ciclo SDCA del Kaizen, ovvero:

Schema del SDCA del Kaizen

  1. S = Standardize: individua i processi o azioni che ti assicurano il maggior risultato con il minimo sforzo
  2. D = Do: applica i processi/azioni che hai individuato
  3. C = Check: controlla i feedback da ciò che hai applicato e assicurati di ottenere ciò che vuoi o di cui hai bisogno
  4. A = Act: Implementa i Processi che funzionano nella tua Routine e vai avanti

Si tratta di un ciclo semplice e potente, in grado di trasformare ogni nostra azione in un percorso verso il Miglioramento o la Crescita Personale.

Ma neanche questo basta.
Perché qualunque Standard può e deve essere migliorato.
Il cuore vero del Kaizen è infatti racchiuso in 2 parole: Manutenzione e Miglioramento.
Quando hai individuato ciò che funziona o ciò che ami devi occupartene (Manutenzione)
Poi devi capire cosa fare migliorare.

Nel mio caso, mi sono accorto che riuscivo a rompere i gusci con un solo colpo, è vero.
Ma l’energia trasmessa dal colpo era ancora troppo forte ed il pinolo all’interno continuava a sgretolarsi.
Ho dunque capito cosa dovevo fare.

3) Dosa la forza. Non troppo, né poco

La Legge fondamentale di questo Universo, la Legge da cui discende ogni cosa è quella dell’Equilibrio.

L’Equilibrio non è buono o cattivo, giusto o sbagliato. L’Equilibrio è neutro.
L’Equilibrio non è stato della materia. L’Equilibrio è una Tecnica.

Questa Consapevolezza mi ha aiutato a superare molti problemi della vita e ottenere tutti i risultati che ho ottenuto nel lavoro.
Soprattutto mi ha insegnato a guardare le Relazioni come al risultato dell’Equilibrio della Comunicazione (inteso in senso più ampio) tra le parti in gioco.
Cosa voglio dire con questo? 

Il martello mi dava la possibilità di rompere il guscio, ma era solo uno strumento.

Il guscio del pinolo ne proteggeva l’interno.
L’Equilibrio tra l’energia trasmessa da me e la reale resistenza del guscio esiste sempre.
Il manipolare tale equilibrio ha fatto la differenza tra rompere il guscio e distruggere il pinolo prima, ed aprire il guscio lasciando intatto il pinolo dopo. 

La stessa cosa VA fatta quando si costruisce una Relazione con una persona, che sia un partner o un collega o un dipendente o qualcuno durante un colloquio.

Foto di un martello che sta per colpire un guscio

La nostra Intenzione, per quanto positiva, si incontra sempre con la Realtà in cui vive l’altra persona ed è nostro compito dunque “dosare” la forza della nostra Comunicazione (ripeto, in senso più ampio rispetto al solo “parlare”) per riuscire a giungere al “cuore” del nostro interlocutore, senza romperlo.

Quando parlo di questo, durante una Sessione o un corso di formazione, le risposte che ottengo sono: “Beh, ma io sono fatto/a così!”, “Io volevo dire questo, sei tu che hai capito quest’altro!”, “Ti pare che adesso devo anche imparare a parlare per farmi capire?”.
Già, è proprio ciò che oggi dovrebbero imparare tutti.

Il che mi porta alla quarta lezione imparata sbucciando pinoli.
Quanto ci vuole per imparare qualcosa che non sai fare?

4) Non avere fretta di imparare

Foto di una sveglia

Pur avendo migliorato la mia “postazione” di lavoro; pur avendo individuato il punto migliore da colpire e l’energia giusta da usare… tanti Pinoli sono stati comunque stati sacrificati mentre imparavo.

Perché l’apprendimento funziona così.
Pur avendo a disposizione le tecniche, le strategie, le risorse all’inzio la cosa migliore che possiamo sperare di ottenere è di non sbagliare troppo.
La Qualità arriverà nel tempo.
Occorre ripetere, ripetere, ripetere.

L’errore più grave che si possa fare, durante un percorso di crescita personale o durante l’adozione di una nuova strategia o l’implementazione di un nuovo processo nel Gemba è pensare che il “semplice” sapere cosa sia giusto fare, significhi automaticamente essere diventati in grado di farlo.

Ricorda sempre invece che Sapere cosa fare e Saper Fare sono due step consecutivi il cui ordine non può essere invertito.

Dimenticare questa Lezione porta inevitabilmente al punto n.5

4.1) Che cos’è il Gemba?

È una parola giapponese che più o meno significa “Luogo in cui accade l’azione“.
Nel Kaizen indica la zona dell’azienda in cui avvengono i processi di produzione.
In senso più ampio però puoi considerare Gemba il luogo o momento in cui stai compiendo una precisa azione.
Nel mio caso, considero “Gemba” qualunque luogo e momento in cui io mi trovi davanti ad un ostacolo, così da focalizzare la mia attenzione su tutto ciò che devo fare per superarlo.
Da questo punto di vista costruire un Palazzo della Memoria per intervenire sulla propria Personalità equivale a costruire un Gemba mentale su cui applicare i 3 principi del Kaizen di cui ho parlato qualche paragrafo fa.

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5) Non colpevolizzare l’errore

Foto di un pinolo sbucciato male
Foto di un pinolo sbucciato in mano

In tutta la mattinata trascorsa sotto il bel cielo di Cefalù non c’è stato una sola volta in cui mi sia arrabbiato per aver “sbagliato” a rompere un guscio o un pinolo.

Anche quando avevo capito “dove” colpire o “quanta forza” usare ho infatti continuato sbagliare.
Perché va bene così.
Capita.
Si sbaglia anche quando si sa cosa è meglio fare. È parte del gioco.

Non dare mai un valore morale o esistenziale ad un errore, perché si tratta di un feedback, di un segnale che ti sta indicando cosa non va o che magari hai bisogno di concentrarti di più.

Non dare ad un errore, per quanto grave, la forza di fermarti o farti dubitare delle tue possibilità.
Perché quando inizi a farlo, inizi a camminare lungo un sentiero che ti porta verso un pericolo insidioso e che tutti sottovalutano.

6) Non fonderti con l’errore

Ad un certo punto, mentre continuavo nella mia particolare forma di meditazione con martello è arrivato lo zio della mia ragazza, che ha iniziato a parlare con me, distraendomi giusto quel poco per iniziare a sbagliare qualche compo e rompere qualche pinolo.

Ho sentito subito la vocina dentro la mia testa, quella che abbiamo tutti e a cui diamo sempre retta, iniziare a prendersi gioco di me.
“Ecco, visto? Hai sbagliato!”.
Ma il tono della vocina, il senso delle parole era un altro.
Ciò che la vocina voleva dirmi è “Tu sei sbagliato”.

Questo è il pericolo più grande del fondersi con i propri comportamenti.
Hai presente quando si dice che l’abito fa il monaco?
Ecco, l’errore fa il fallito.

Troppo spesso confondiamo l’aver sbagliato con l’essere sbagliato.
Il che, non servirebbe neanche dirlo, è una differenza abissale.
Cosa significa, dopotutto, “essere” sbagliati?
Che sei nato/a così e quindi non potrai mai imparare nulla di diverso?
Che se non sai fare qualcosa o peggio, non ti riesce in modo istintivo o velocemente, allora il tuo destino è di fallire cosmicamente sempre?

Beh.
Pensa a tutto ciò che hai imparato nella vita.
Quante cose ti sono riuscite a primo colpo?
Quanto ci hai messo per imparare a camminare?
Se avessi pensato di essere una fallita perché ci stavi impiegando troppo a camminare, avresti continuato a provare?

Quanti adulti conosci che riescano ad insistere così tanto quando falliscono la prima, seconda, terza volta?

Forse la nostra fortuna è che quando siamo piccoli non pensiamo troppo a ciò che facciamo.
Non diamo un valore morale a ciò che sbagliamo.
E soprattutto, non commettiamo l’errore più grave, in grado da solo di rallentare, fino a distruggere, qualunque tentativo di crescita o cambiamento.
Mi riferisco al rapporto con l’istinto.

Quando siamo piccoli il nostro istinto non è di riuscire, ma di provare.
Proviamo a camminare, cadiamo, ci rialziamo, finché un giorno non cadiamo più e allora il nostro istinto ci dice di correre.

Ma poi cresciamo e l’istinto diventa qualcos’altro. Pensiamo che sia in grado di farci distinguere, in modo naturale, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; tra ciò che è positivo e ciò che è negativo; tra ciò che è sano per noi e ciò che è pericoloso.

La verità?
L’istinto non è altro che la nostra risposta automatica a determinate situazioni. Ma tale risposta automatica non è scritta nei nostri geni, bensì è il risultato della ripetizione di certi comportamenti/soluzioni a problemi che affrontiamo più spesso e che va ad attivare in modo diretto il più antico meccanismo comportamentale a nostra disposizione: il Fight or Flight mode.

Una persona timida istintivamente fuggirà da situazioni sociali in grado di metterla in imbarazzo (ma tale fuga può avvenire rimanendo in silenzio (Flight)  oppure diventando il re della festa (Fight).

Ma come ripeto sempre ai miei clienti,
l’istinto non è un punto di partenza.
È un punto di arrivo.

Significa che devi accettare di sbagliare, distaccarti dall’errore e guardarlo come un segnale esterno, in grado di indirizzarti verso la strada giusta.

Se ad esempio ti perdessi lungo la strada che devi seguire per arrivare al luogo designato di un appuntamento, ti darebbe fastidio trovare un cartello stradale che ti indicasse la strada giusta?

7) Osserva la crepa, poi lasciala andare

C’è stato un momento in cui dopo una martellata che mi sembrava andata a segno, l’unica cosa che ho ottenuto è stata una crepa.

Stavo per colpire di nuovo, ma ho invece preferito concentrarmi sulla crepa ottenuta, e seguendola con lo sguardo ho avvertito la sensazione fortissima di sapere dove colpire.
Mi è bastato un piccolo colpetto per ottenere rompere il guscio senza intaccare il pinolo.

Mi ha fatto tornare una frase celebre di Hemingway.

“Il mondo spezza tutti e poi molti sono forti proprio nei punti spezzati”.

Ernest Hemingway

Mi ha fatto pensare a quante volte, i miei clienti, sembrano difendere a spada tratta il loro dolore, a trasformarlo quasi in un’arma.

“Sono senza speranze”.
“Vedrai, con me non riuscirai a cavare un ragno dal buco”.
“Io non cambierò mai”.

Durante le mie prime sessioni mi è capitato tante volte di focalizzare la mia attenzione proprio sulla crepa delle persone che venivano da me, “perdendo” molto tempo e spesso rafforzando ancora di più la resistenza mostrata.
Il dolore è infatti qualcosa di intimo, che può invadere totalmente la nostra Percezione, offuscando il nostro giudizio.
Ho dunque imparato, nel tempo, a fare ciò che ho ricordato grazie alla crepa sul guscio.

Non colpire lì dove fa male.
Osserva la crepa, e lasciala andare.

È, a pensarci bene, ciò che ho fatto in questi ultimi mesi e che mi ha portato a Cefalù e a chiudere tutti i miei vecchi canali di lavoro online.
Canali gestiti male, in maniera goffa, incapaci di convertire e che continuavano ad indirizzare il mio lavoro.
Continuavo a restare sulla crepa, invece di distaccarmene.

Non commettere mai il mio stesso errore.
Una ferita non deve mai e poi mai condizionare la tua Percezione della Realtà.

8) Concentrati. Respira. Prendi il Controllo.

Foto di pietre messe in equilibrio una sopra l'altra

La tua mente ha un quantitativo preciso di energia da distribuire alle attività che svolgi.
E questo non significa che puoi essere Multitasking.
Significa che quando cerchi di fare più cose alla volta, non ne farai bene nessuna.
O comunque, nessuna ti restituirà il massimo.

Da qualche mese sto andando in palestra, un mio amico, Giovanni, mi sta allenando e c’è una cosa su cui ha continuato e continua ad insistere.

“Concentrati sul Respiro. Collega Mente e Muscolo da allenare”.

Si accorge di quando ad esempio il mio ciclo Inspirazione/espirazione non è precisamente coordinato con il movimento da compiere con l’esercizio assegnato, e mi ricorda che l’ossigenazione aiuta il muscolo e la qualità di ciò che sto facendo.

E mi ricorda anche che isolando nella mia testa il Muscolo che sto allenando e concentrando tutta la mia energia mentale su quel preciso, singolo momento dello sforzo… sarò in grado di dare di più.

Tutto questo mi è tornato in mente quando Nonna Teresa è venuta a dire che tra poco avremmo mangiato e lo zio della mia ragazza continuava a parlarmi ed ho avvertito l’urgenza di dovermi sbrigare e… poi ho Respirato.

Inspira.
Espira.

Inspira.
Solleva il martello.
Espira.
Abbassa il martello.

Imparare a Concentrarsi, durante una crisi, è fondamentale, ed il Respiro è lo strumento più potente che hai a disposizione.

Foto di un mudra

Quando ci agitiamo, quando i pensieri iniziano a prendere il sopravvento, la Velocità del Tempo cambia.

Ci sono momenti in cui ad esempio siamo agitati e sembra che il tempo voli.
Altri momenti, quando siamo in attesa o tristi, ed il tempo sembra non passare mai.

La verità però è che il tempo è una dimensione percepita, la cui velocità cambia a seconda del tuo stato mentale.

Impara a concentrarti sul respiro, rendilo regolare, determina tu la sua cadenza come fossi il direttore dell’orchestra cosmica più incredibile di sempre… e avrai il controllo del tuo tempo.

Il Digital Sangha

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9) Migliora. E quando necessario, cambia.

Quando ho finito di sbucciare il primo batch di pinoli rimaneva un compito da fare: togliere la pellicina rossa da ogni singolo pinolo.
Avevo il piatto su cui poggiarli alla mia sinistra, ed essendo io destrorso mi risultava scomodo sbucciarne uno e compiere tutto il movimento necessario per portarlo fino al piatto.

Ora, so che si tratta di un problema da poco, ma il Kaizen mi ha insegnato che spesso sono i problemi da poco, quelli che liquidiamo con “Va beh, poi si risolve!”, “Ma sì, poi domani vediamo, intanto risolviamo così!”, a creare i danni più grandi.
Ho dunque spostato il piatto alla mia destra ed i pinoli da sbucciare a sinistra, così da migliorare, metaforicamente, il processo di produzione del mio piccolo ed improvvisato Gemba.

Un’altra cosa su cui ho poi deciso di meditare è stato il tipo di martello che stavo usando.
Nonna Teresa me ne aveva dati 2 ed istintivamente ho preso quello più grosso per poter aprire le pigne da cui trarre i pinoli, continuandolo poi ad usare anche per rompere il guscio.
Poi però mi sono chiesto se non fosse il caso di provare ad usare anche quello più piccolo, visto che il compito era cambiato.
Ho dunque preso il martello più piccolo e… ricominciato dal punto 3.
“Dosa la forza”.

Ricorda.
Imparare a fare una cosa, spesso, non significa non dover mai più imparare a farla di nuovo.

Le condizioni cambiano, tu cambi, e devi sempre rimetterti in Equilibrio con le condizioni del TUO presente, non del tuo passato.

10) Datti un premio

Foto di un pinolo sbucciato

“Hai finito, Andrea?” mi chiede Nonna Teresa.
Questa donna ha un sorriso incredibile, ricorda la luce dei suoi limoni quando sono baciati dall’alba.
“Sì, proprio adesso.”
“Non ti sei stancato?” fa lei, ridendo.
“Naaa, ho imparato un mucchio di cose!”

Mentre saliamo su a casa arriva anche Giusy, la mia ragazza.
Il suo sorriso è bello quanto il cielo ed il sole che illumina la Sicilia ed io sono felice.

Saliamo le scale e mi guardo a destra. In lontananza si vede il mare, dello stesso blu del cielo.
Poche onde, oggi non c’è molto vento.
Potrò fare un bagno.

Entriamo, ci sediamo a tavola e subito il profumo della pasta con le sarde preparata da Nonna Teresa mi riempie.
Dio, potrebbe bastarmi già questo.

Ed è adesso che prendo il mio premio.
Che non è mangiare tanto perché me lo sono meritato o penso di averlo meritato.
È mangiare la stessa quantità di sempre, quella che mangio tutti i giorni.
Perché essere Disciplinati significa questo.
Che le condizioni che ti circondano non devono mai cambiare la tua Risoluzione.

Che siano condizioni felici, o tristi… sii saldo nella tua Risoluzione.
A volte può essere facile cadere preda della tristezza, dello sconforto, o dei desideri.

Il mio premio non è dunque premiarmi perché ho vinto.
È insegnare al mio cervello che vincere non rende diversa la mia vita.
Così, la prossima volta che qualcosa capiterà e cercherà di buttarmi giù… troverò conforto nelle mie Routine.

La mia Disciplina è il mio Premio.

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